Graziano Rocchigiani
Pittore, classe 33
Radiotecnico in pensione, pittore per passione, a 92 anni Graziano Rocchigiani nel 2025 sorprende tutti con una personale di cento opere a Nuoro sua città natale. Frequenta le elementari al Podda, alunno del maestro Ganga e del maestro Rubeddu, poi tre anni di avviamento professionale nel vecchio Convento, alunno di Giovanni Antonio Sulas da cui apprende la tecnica del disegno. Per quattro anni è stato allievo di Francesco Congiu Pes nel suo studio di Corso Garibaldi dove il padre lo aveva indirizzato convinto che necessitasse di una guida per soddisfare la sua innata passione per il disegno e realizzare il sogno della sua vita. Parallelamente dall’età di 13 anni frequenta il negozio-laboratorio La Radiotecnica del signor Moroni, marchigiano che si occupava della manutenzione degli impianti dello Zonchello. A 18 anni parte per il servizio militare. Sottoufficiale dell’esercito alla Cecchignola (Roma) frequenta la scuola di formazione e consegue il diploma di tecnico militare, decidendo di fermarsi per altri dodici mesi prima di rientrare definitivamente a Nuoro. Quando la RAI indice un concorso per ricercatori, contattato da una persona che lavorava per la Marelli, fa ricerca al Monte Ortobene e allo stesso tempo studia per conseguire il diploma di tecnico elettronico di radio e poi, dopo l’avvento, anche della televisione. E’ stato uno tra i primi tecnici in Sardegna. A 24 anni ha avviato il suo laboratorio in via Roma dove ha lavorato per 45 anni come riparatore radio-tv, poi per altri 10 anni in via Ferracciu, dove si era trasferito.. Dopo sessant’anni di professione si è dedicato esclusivamente alla pittura e ai viaggi in compagnia della compianta moglie Caterina Delogu.

Autodidatta non si considera un pittore ma uno studioso d’arte e accanito lettore di libri d’arte. Ha ereditato la passione dai suoi antenati toscani, molti dei quali artisti, pittori e decoratori. Nel 2003 con Albatros ha pubblicato una sua biografia dal titolo ” In punta di penna” dove racconta la sua esperienza umana e artistica. ” Simbolismo informale” cosi chiama lui stesso l’arte astratta che ha nutrito e coltivato da decenni parallelamente ad ogni altra attività. Un percorso fatto di tecnica mista, con l’utilizzo di materiali diversi, dal legno al rame alla tela di juta. Intrise di colori vivi e vivaci, olio e acrilico, brillanti nella maggior parte dei casi e soprattutto pregne di simboli, di maschere, pelli, pintadere, dee madri, solchi taurini, simboli arcaici della cultura millenaria sarda. Nel ’72 ha partecipato ad una collettiva allestita nella Galleria L’Indice al Corso Garbaldi, poi la sua prima personale nella sala consiliare del Comune di Nuoro a cui ne è seguita una seconda. Ha esposto anche al Centro per anziani Arcobaleno di via Brigata Sassari e lo troviamo nell’esposizione Guardarsi l’ombelico nei locali Glo di via Ferracciu.