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Francesco Delpiano

Ingegnere, ricercatore, sportivo, scrittore nuorese

Nato a Nuoro, si laurea a Cagliari in Ingegneria, è stato ricercatore universitario e manager di grandi aziende multinazionali. Nel 2000 a 33 anni resta vittima di un incidente stradale investito da un’automobilista mentre era al lavoro come Direttore del cantiere per la costruzione a Sassari della metropolitana di superfice per conto del Gruppo Condotte. Lotta tra la vita e la morte, segue un coma e poi il risveglio. La sua grave condizione fisica è solo il preludio dell’insorgere di una rarissima patologia neuromuscolare con cui convive tuttora, una delle poche persone al mondo che soffre di questa malattia a causa di lesioni dovute a un trauma. Partendo dal suo dramma, avvia svariate esperienze formative in molteplici ambiti della salute e del benessere psicofisico , fino a farne la sua missione lavorativa. E’ diventato un nuotatore recordman, ha conquistato tre titoli italiani che fra gli atleti con disabilità resistono ancora.: nei 50 e nei 100 stile libero e nei 50 a farfalla, piazzandosi tra i primi tredici nuotatori al mondo. Con la nazionale entra nella rosa per le paralimpiadi di Pechino e continua per circa un anno con ritmi da professionista, attualmente ha smesso con l’agonismo e continua a nuotare come amatore. Abbandonata la professione di ingegnere, dal 2012 svolge la sua attività di counselor coach e motivatore relazionale, tiene conferenze e conduce gruppi di Costellazioni Sistemiche Familiari. Vive a Parma con sua moglie e sua figlia.

Che cosa e’ la vita, se non un tuffo nell’ignoto? Un viaggio alla scoperta di se stessi. Quando tutto sembra fermarsi, è la vita stessa ad indicarti la direzione. Può trascinarti giù, a volte a condurti a toccare il fondo. Ma quel viaggio può farti scoprire le esperienze più grandi e sconosciute e stupirti di tanta bellezza, come quella nascosta negli abissi dell’oceano. A noi tocca solo affidarci al movimento della vita, assecondarla, e diventare tutt’uno con il fluire del tempo, degli eventi, proprio come un’apneista che si lascia scendere nelle profondità delle acque, alla ricerca di emozioni remote. Se ci fermassimo a riva, resteremmo sempre in superfice.

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