Perdita Basigheddu
la strega che sfidò l’inquisizione
Di lei si hanno notizie frammentarie, si presume sia nata a Nuoro intorno al 1854 e non è certa la data di morte ne il luogo. Era una maga erborista, conosceva i segreti delle erbe e con queste preparava ungenti e rimedi per ogni malattia. Abilità che per l’inquisizione rappresentarono stregoneria e per questo venne perseguitata.

Dalle informazioni contenute in una relazione della inquisizione spagnola , la Relaciòn de las causas pensientes y despachadas (1605), si parla di lei anche negli atti del secondo processo a carico della più nota strega di Siligo Julia Carta accusata anche lei insieme a quella di Nuoro. Perdita Basigheddu ammise di essere una strega (sotto tortura) e di aver avuto, inoltre, a che fare con il demonio, una conferma che la mandò direttamente a ottenere la condanna di morte, ma la sentenza capitale non venne mai eseguita. Rimase al servizio della Chiesa e dopo anni potè affrancarsi. Infatti nel 1611 sì sposò a Cagliari. Nel 1622, forse in segno di ringraziamento per la sua libertà, nonostante la condanna, commissionò una campana destinata alla Chiesa della Madonna della Solitudine a Nuoro al maestro campanaro cagliaritano Giovanni Pira. Si ipotizza che durante la sua prigionia abbia prestato servigi preziosi all’inquisizione, come servire pasti ai prigionieri o curarli con gli stessi unguenti per cui fù perseguitata, denunciò della corruzione all’interno del Santo Uffizio e per questo non fù eseguita la condanna e liberata.
